Fantasilandia
Parental control
Alcune delle cose che in seguito verranno dette o proposte potrebbero risultare non adatte ad un pubblico sensibile. Si sconsiglia la lettura a chi ha carenza di elasticità mentale e scarso spirito di dialogo.
La troppa libertà fa male
Credo che qualunque nutrizionista potrebbe confermare che le vitamine facciano bene al corpo umano, che siano essenziali, per l’uomo. Ma sono sicuro che qualunque nutrizionista sarebbe pronto anche a confermare che un eccesso di vitamine potrebbe avvelenare l’uomo. E quando ci si avvelena è necessario porre sotto regime controllato anche l’assunzione di vitamine.
Così è la libertà: serve, è necessaria, ma non bisogna abusarne; ci sono limiti da rispettare, oltre i quali occorre iniziare a dosarla.
Le uova nel paniere
Ovviamente parliamo di ISTAT, e del paniere, dove si collocano i famosi “tecnologici” che divenendo prontamente obsoleti permettono all’inflazione di restare bassa anche se i beni primari aumentano vertiginosamente. Non sarà il caso di rivedere il paniere? O così facendo, romperemmo a qualcuno le uova nel suddetto?
Chi mi paga la pensione
Voglio essere tremendamente semplicistico: per poter mandare in pensione una qualunque persona, ne servono altre due che lavorino e gli paghino detta pensione. Ma chi sono questi due “sfigati”? E qual’è l’età anagrafica e contributiva che rende questa proporzione consistente? Supponiamo (esempio!!!) di porre come condizione per la pensione la somma di età anagrafica e contributiva a 105 (quindi, per esempio, iniziando a lavorare a 25 anni si andrebbe in pensione a 65 anni con 40 anni di contributi). Proposta choc: un bonus a questa somma di 1 anno per ogni figlio, più un ulteriore bonus di 2 anni per ogni figlio con reddito superiore alla “soglia di povertà”. Cioè, con due figli che lavorano (i due che pagherebbero la pensione
), la somma sarebbe 99, ovvero in pensione a 62 anni, iniziando a lavorare a 25. Con tre figli, addirittura si potrebbe andare in pensione a 61,5 anni, a 59 con 4. E sarebbe anche un incentivo a nascite e alla regolarizzazione delle posizioni lavorative.
La scala mobile
Forse non so nemmeno di cosa sto parlando, ma legare salari e obiettivi (come la pensione) al raggiungimento di risultati, non mi sembra una cosa tanto sbagliata. Ma sapete l’interesse a votare quelli che i risultati li vogliono veramente? Il salario, le pensioni, etc, dovrebbero essere banalmente coefficienti numerici da applicare al costo della vita e del denaro. Aumentano i prezzi? Aumentano gli stipendi, in modo da “annullare” gli aumenti dei prezzi, da renderli inutili. Sempre semplicistico, ma doveroso. E per ricongiurgemi ai due punti di prima, perchè come paniere non mettiamo tutto ciò che la nostra ideale famiglia di 4 persone consuma mediamente durante la sua vita?
Reazione a catena
Guardando “Mi manda Raitre”, e chiedendo venia se cito importi sbagliati, questa era la catena del latte: produttore 20cent al litro; lavorazione e inscatolamento 45cent al litro, distribuzione 1,10€ al litro, scaffale 1,50€ al litro.
Poi, tutto ad un tratto aumentano le materie prime, così al produttore il latte costa 25cent al litro. Però, cosa strana la catena si modifica così: lavorazione 55cent al litro, distribuzione 1,30€ al litro e scaffale 1,85€ al litro. Ma se l’aumento è stato di 5cent al litro, non deva divenire il prezzo allo scaffale di 1,55€?
Le catene di distribuzione
Essere calabrese e mangiare agrumi e pomodori lombardi, o peggio ancora cinesi, non è che sia il massimo. Non perchè i cari amici lombardi o i simpatici cinesi producano schifezze, ma più che altro perchè potrei pagare i pomodori a meno di 50cent, e li devo pagare oltre 1,50 €, perchè devo pagare la ditta che trasporta e distribuisce la merce. La cosa buffa? Lo stesso capita ai lombardi, che si deliziano di pomodori calabresi, al modico prezzo di oltre 1€ al chilo in più. Un sovrapprezzo di oltre il 200%. Wow!!! Si chiama ottimizzazione, e andrebbe oltre che studiata, anche applicata. Senza parlare poi della distruzione di prodotti effettuata per evitare la “sovraproduzione”, quello spiacevole fenomeno che permetterebbe a tutti di mangiare a costo minore, ma che porterebbe meno introiti alle aziende alimentari.
Senza libertà, senza colore
Immagina una provincia/regione, dove il prezzo dell’affitto e degli immobili è fortemente vincolato al reddito medio della stessa regione/provincia…
Immagina, se ogni panettiere avesse l’obbligo di produrre e mettere in vendita una determinata quantità di pane ad un prezzo imposto, e solo la restante parte a mercato libero. E così anche con le altre produzioni…
Immagina se le aziende pagassero forti penali se non rispettano una struttura organizzativa e una proporzionalità salariale tra livelli secondo un modello appositamente studiato…
Immagina se ogni industria pagasse sulla base di quanto inquina…
Sbadigli a Palazzo
Mille problemi, e per ciacuno mille soluzioni. Ma quali sono quelle corrette? Certo, anche una soluzione sbagliata andrebbe bene, per iniziare… Piuttosto che parlare parlare, e non fare mai nulla