Elezioni 2008 – Com’è andata
Non mi aspettavo
Non mi aspettavo, ad essere sincero, una vittoria così schiacciante da parte del PdL. Dopo una campagna condotta dal PD all’insegna di un programma sempre più “popolare”, soprattutto dopo il silenzio dei sondaggi, con promesse di provvedimenti contro il precariato nei primi 100 giorni, con esternazioni contro le mafie e l’esclusione di alcuni personaggi “dubbi”; dopo una campagna condotta contro il “principale esponente dello schieramento avversario” che cercava ripetutamente lo scontro e riceveva un “no grazie, devo parlare di politica io”; dopo che il PdL cominciava ad apparire stanco e svuotato dei contenuti che contribuivano a formare il primo “contratto con gli italiani”. Ero fermamente convinto che il divario tra le due coalizioni si attestasse intorno al 2% alla Camera, e credevo che fosse addirittura possibile il ribaltone al Senato, magari grazie al voto disgiunto, con un governo tecnico e nuove elezioni dopo la riscrittura delle leggi elettorali, magari con nuovi candidati leader. Forse ho creduto, sbagliando, che gli italiani seguissero la cosa politica per avere indirizzamenti al voto. Invece aveva ragione l’On. Berlusconi, che aveva da subito capito che non era necessario impostare una campagna elettorale di contenuti, in quanto il risultato era stato già scritto con la sconfitta di misura del 2006, e cioè che sarebbe tornata la allora CdL alla caduta del Governo Prodi.
Sorprese
La sorpresa più grande resta, comunque, la caduta dell’On. Bertinotti, insieme all’On. Diliberto che aveva rinunciato al suo seggio a favore di un operaio in un “simbolico sacrificio”. La delusione più grande, che mi hanno dato gli italiani, è il successo dell’UdC, che si propone come nuovo “campanile italiano” con i suoi tre seggi conquistati nella terra dell’On. Cuffaro, a conferma che il SUD d’Italia non potrà mai cambiare. Una grande occasione persa per cancellare altre facce dal panorama politico italiano, approfittando del Porcellum per fare bonifica. Dal punto di vista politico, invece, la delusione maggiore l’ha data AN, che sciolta dall’On. Fini come decisione unipersonale, ha tolto all’Italia IL riferimento di destra; hanno fatto il possibile l’On. Storace e l’On. Santanchè, ma era una battaglia già persa in partenza, anche perchè l’orgoglio ed il programma di una destra moderna sono usciti troppo tardi, dopo inutili battibecchi con l’On. Mussolini e l’On. Berlusconi.
Buone notizie
Non mancano, dal mio punto di vista, le buone notizie. Non posso che accogliere favorevolmente il fatto che un transgender con il nome d’”arte” (se di arte si può parlare) di Luxuria più famoso che il suo nome di onorevole, non sia più tale. Non potevo sopportare di stipendiare (perchè, caro amico, come sai i politici sono dipendenti stipendiati dal popolo italiano!) un tale personaggio, che ha fatto della sua confusione sessuale una ragione di vita, che va avanti a colpi di bisturi ed imbottendosi di ormoni e poi vuole profondere insegnamenti morali e civici, che si intrufola nel bagno delle donne riuscendo a fare di questa sua performance l’unica attività parlamentare. E non posso che essere soddisfatto che stessa sorte sia capitata ad un personaggio quale Caruso che si intrufola nei supermercati saccheggiandoli e che devasta insegne di attività commerciali e che ancora blocca treni creando disagi ai viaggiatori in nome di contestazioni che, pur volendo considerare giuste, non possono giustificare simili atteggiamenti.
Cattive notizie
Da prendere negativamente, invece, la notizia che un partito quantomeno “ambiguo” come la Lega Nord, riesca ad avere un successo su scala nazionale così vasto, con un elettore su dieci abitanti. Un partito che si professa di destra, ma che non riconosce la nazione, che non ama il tricolore, che non canta l’inno, che non si batte per ufficializzare la lingua italiana. Che parla di Padania, di “Va pensiero” e di simbolo del carroccio, con una evidente conflittualità sia verso la Costituzione Italiana che verso il mandato di guidare un paese di cui riconosce un terzo come valido, e due terzi come da separare.
Una destra ideologica
Mi sarebbe piaciuto avere la possiblità di votare un partito di destra con il seguente programma:
- incentivare l’amore per il paese rivitalizzando il significato del tricolore e dell’inno italiano, a cominciare dalle manifestazioni internazionali (come lo sport);
- effettuare sempre il dialogo tra le parti al fine di acquisire maggiori indicazioni nelle fasi deliberatorie;
- incentivare la meritocrazia ed attuarla a partire dalle cariche istituzionali e dagli impieghi statali;
- rispettare le istituzioni pur non mancando di metterle in discussione quando non operano garantendo la correttezza e l’imparzialità;
- diffondere la cultura e lo sport (non nel senso commerciale);
- definire regole senza eccezioni, per snellire il corpus legis e la burocrazia, anche se questo può comportare inizialmente piccoli sacrifici per alcuni a vantaggio dei più; al contrario, non legiferare mai se gli svantaggi per la maggioranza superano i vantaggi della minoranza (il rispetto della maggioranza è un punto indiscutibile nel processo democratico!);
- lotta alle mafie ed alle associazioni di potere che non siano basate sui meriti e sulle capacità individuali;
- riconoscimento di uno stato di dovere che è prevalente allo stato di diritto (come sostenuto anche da Giuseppe Mazzini); rivalutazione della famiglia naturale e sua centralità nella vita della comunità; eliminazione della religione di stato e delle interferenze alla vita politica degli organi non politici e, soprattutto, non italiani.
Il programma che mi piacerebbe
- Un obiettivo da tenere sempre presente dovrebbe essere l’abbattimento del debito pubblico; si dovrebbe ridurre il rapporto deficit/PIL di almeno 4 punti percentuali l’anno, con l’obiettivo di scendere al 65% entro 10 anni; nei primi 3 anni ci si potrebbe accontentare anche di 2 punti percentuali, dovendo dare il tempo alle riforme di prendere piede.
- La famiglia dovrebbe trovare la sua centralità nella vita della comunità, perchè l’uomo non vive per se stesso sul lavoro dei suoi avi, ma deve migliorare il mondo che ha trovato a vantaggio delle generazioni future. Con tale scopo dovrà valutare tutti gli interventi.
- Modificare il sistema pensionistico al fine di garantirne l’autosostenibilità; introdurrei un coefficiente anagrafico contributivo di 105, che significa andare in pensione a 65 anni se si inizia a lavorare a 25; introdurrei un bonus di 1 punto per ogni figlio, più altri 2 punti per ogni figlio con un reddito superiore ad un minimo definito per legge, fino ad un massimo di 4 figli; darei anche un bonus di 1 punto ogni 10 anni di matrimonio, a partire dal compimento del 25esimo anno di età, più un contributo di 3 punti se non si è divorziato; in questo modo, il padre e marito “ideale” (rispetto a quanto descritto) potrebbe andare in pensione a 56 anni. Ovviamente, l’avere 4 figli che lavorano garantisce in un certo senso il pagamento della sua pensione, mentre l’incentivo sul matrimonio è un disincentivo al divorzio ed uno stimolo ad una scelta matura, cosciente e consapevole. Mi verrebbe anche da introdurre una “multa” elevata per chi usufruisce dei 3 punti per il non divorzio e divorzia entro 10 anni dall’essere andato in pensione, per evitare “furbate”. Gli incentivi al matrimonio e al non divorzio decadono in assenza di prole, propria o adottata.
- Abolizione delle regioni a statuto autonomo, ufficializzazione della lingua italiana come unica lingua (quindi niente più seggi in tedesco!), creazione di tre (e comunque non più di cinque) macro regioni; riduzione dei politici da 1000 a circa 200 in ambito nazionale, drastica riduzione a livello amministrativo locale. In particolare una Camera di 150 elementi assume un ruolo tecnico di governo, mentre un Senato di 50 elementi costituisce un organo di verifica dell’operato di governo e di tutela delle parti. Il Premier assume maggior potere decisionale, ed il suo incarico non può superare le due legislature. Possibilità di elezioni separate per Camera e Senato; al Senato dovrebbe prevalere una forte compontente “storico-politica” meritocratica (basata sul riconoscimento popolare del merito).
- Abolizione del precariato con assunzione di responsabilità da parte delle aziende, incentivazione delle attività “libere” (free-lance, consulenza) nel nucleo familiare tramite defiscalizzazione, solo in presenza di altro “stipendio fisso”. Introduzione di coefficienti che regolino le strutture aziendali, sia in termini di applicazione degli organigrammi che in termini di differenze retributive: ad esempio, si potrebbe fissare che il rapporto tra stipendio massimo e stipendio minimo in una azienda non sia superiore a 50 (cioè, se l’A.D. prende uno stipendio di 100.000€ al mese, allora il dipendente meno pagato dovrà prendere almeno 2.000€).
- Diffusione della cultura e dello sport, lotta alle mafie, al bullismo, al malcostume; insegnamento a non credere alle pratiche di occulto, alla superstizione, alle “paura” in genere ed educazione di prevenzione al gioco di azzardo. La religione diventa una libera scelta fuori dalle regole dello Stato e senza deroghe legislative per l’esercizio della stessa; per intenderci, niente burka, niente giorni santi o compiti vietati, etc. Resta la libertà di culto purchè non violi le regole dello Stato. Reintroduzione dell’ICI per la Chiesa e tassazione delle attività economiche della Chiesa (che devono essere considerate commerciali a tutti gli effetti di legge). Sovvenzione della ricerca, anche attraverso l’8%.
- Lotta alla immigrazione clandestina, criteri di ingresso e di permanenza severi; d’altro canto, maggiore integrazione per gli stranieri “meritevoli” che palesano la loro intenzione a trasferirsi a titolo definitivo in Italia. Obbligatoria la buona conoscenza scritta e parlata della lingua italiana.
- Abolizione delle tasse di possesso per i beni non di lusso, come la prima casa, la televisione (abolizione del Canone RAI), etc…
- Tasse per la produzione e il consumo di materiali inquinanti; raccolta differenziata e interventi strutturali sul trattamento dei rifiuti.
- Elaborazione di un “paniere di Stato” basato sui consumi medi di una famiglia “ideale” (e.g.: quella del sistema pensionistico), privo dei beni tecnologici non necessari; introduzione della una “scala mobile” per aumenti annuali che compensino la crescita inflazionistica.
- Controllo dei prezzi: il prezzo di riferimento di una casa di 100mq calpestabili in un dato confine territoriale non potrà superare di 10 volte il reddito netto annuale medio della stessa regione; ad esempio, se nel territorio di Lecce il reddito netto medio è di 13.000€ (1.000€ al mese per 13 mensilità), la casa di riferimento non potrà superare il prezzo di 130.000€. Prezzo imposto anche per i beni di prima necessità quali pane “standard”, pasta e latte. I produttori (e i costruttori) avranno inoltre l’obbligo di una produzione minima dei beni “standard”. Ad esempio, ogni panettiere dovrà sfornare una certa quantità minima di pane “standard” (adeguatamente definito) al prezzo (e.g.) di € 1,00/Kg.
- Garanzia minima dei servizi: laddove ci siano obblighi di legge o necessità innegabili, lo Stato si dovrà fare garante di coprire i servizi in questione. Ad esempio, dovrà mettere a disposizione dei cittadini una assicurazione che copra il requisito di obbligatorietà della RCA (essendo la macchina, per molti, indispensabile per il lavoro). Tale assicurazione potrà essere minimale, nel senso che potrà non prevedere polizze aggiuntive (Kasko, alti massimali), ma tale da consentire l’adempimento degli obblighi di legge. Questo garantirà il libero mercato dalla istituzione di “cartelli” ed il cittadino per la copertura dei servizi. Inoltre, l’istituto di assicurazioni dovrebbe generare utili (come ogni altra assicurazione) che andrebbero investiti per l’abbattimento del debito pubblico.
- Sostenibilità: gli sviluppi urbani ed edilizi non possono avere luogo se prima non si fanno i giusti investimenti/rafforzamenti sulle strutture e sui servizi; ad esempio, nei vari comuni non verranno date concessioni edilizie per costruzioni residenziali se prima non sarà certificata l’idoneità dei servizi (acqua, luce, gas, fognature) al conseguente aumento demografico.
- Riforma dei ministeri: le liste dei candidati a Ministro devono essere comunicate insieme alle liste elettorali; i ministri “perdenti” faranno parte del pool di consulenti (possibilmente 3) dei ministri vincenti.
- Riforma scolastica: scuola dell’obbligo fino al conseguimento di un diploma, istituti superiori più “tecnici” e ritorno al vecchio sistema di bocciature. Abolizione del 3+2 e dei crediti formativi; insomma un ritorno al vecchio modello con un rinnovamento dei contenuti, una maggiore formazione specialistica negli istituti superiori, un maggior controllo sullo standard qualitativo e produttivo degli alunni e dei docenti.
Il Governo che verrà
Potrei aspettare 10 giorni, e parlare col senno di poi, oppure lanciarmi in una previsione azzardata, come quella sull’esito delle elezioni, per poi correggermi dopo. La seconda che ho detto!! Sicuramente credo che avremo una composizione dell’esecutivo, o una spartizione della torta (che dir si voglia), con la formula del 20%-20%-60% tra Lega Nord, (ex)AN e FI. Nei primi 100 giorni assisteremo a un disastro Alitalia con aiuti di stato per una cordata filo-FI, e ad una raccolta di qualche sacco di immondizia a Napoli. Successivamente, via le tasse di successione, via il contributo di solidarietà del 4% (ovvero rivisitazione delle aliquote IRPEF), investimenti dei soldi dello stato nella imprese (quando si capirà che i soldi servono di più agli italiani?? Gli imprenditori prendano i loro rischi, altrimenti si diano all’agricoltura!!!). Si parte quindi con il federalismo fiscale e la Bossi-Fini bis, e con tutta una serie di provvedimenti che, almeno apparentemente, non cambiano nulla per l’italiano medio, nè abbassano il rapporto deficit/PIL. La crescita del PIL rasenterà lo 0% per i prossimi 2 anni, colpa del precedente Governo, mentre l’Italia acquisterà visibilità all’estero. Ma gli italiani continueranno a non vedere nulla. L’On. Casini farà davvero casino per cercare di avere un pò di visibilità, ma scalderà con i suoi la poltrona per almeno 3 anni, insieme a metà della Sinistra, mentre l’On. Veltroni si farà pressare dalla sinistra estrema, ma non cederà perchè ha capito che ha per le mani una macchina elettorale che aspetta di essere “modificata” e non zavorrata. L’On. Cossiga lancia l’allarme brigate e terrorismo, chiedendo all’On. Veltroni di farsi garante per le parti sociali e per la sinistra estrema; non sono d’accordo. Io chiederei all’On. Berlusconi di iniziare a sentire non il sostegno delle persone nè il calore della gente, ma semplicemente il bisogno della gente. Gente che illusa e bisognosa di un vero miracolo, non ha capito che non era questo il modo di chiederlo all’On. Berlusconi, che così andrà avanti convinto che il precariato è un bene e che Mangano è un eroe.
Conclusioni
Abbiamo perso la democrazia a vantaggio dell’oligarchia (come già anticipato in un precedente post), siamo chiamati a fare “X” su una scheda ma non possiamo scegliere chi ci rappresenti, abbiamo eletto al Senato persone giudicate colpevoli di collusione mafiosa, abbiamo votato per il precariato per protestare contro le tasse, abbiamo votato contro il PD perchè non vogliamo salari sociali, famiglie e adozioni gay. Siamo un paese che ha già sbandato da tempo; mi sento di dire che siamo come passeggeri della “macchina Italia” che si è schiantata contro un muro di idiozia, ed in preda a deliri onirici dovuti alla botta ed al dolore, udiamo suoni celestiali e non sentiamo le grida di dolore nè i soccorritori che vengono ad aiutarci. E a questo punto, vivere o morire non dipende più da noi.